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LASCIATI AFFASCINARE DALLE MEDUSE

Affascinanti esemplari del mare

Le meduse Quadrifoglio  (nome scientifico Aurelia aurita) possono essere ammirate nelle due vasche a loro dedicate e che si trovano lungo il percorso di visita, subito dopo la vasca tattile dell'Acquario di Livorno.
 

E' facile rimanere incantati dalla bellezza e dall'eleganza di queste meduse, che si riconoscono per la forma perfettamente sferica del suo ombrello, di un bianco diafano e trasparente, e dalla presenza sulla sua sommità di 4 strutture circolari dette gonadi che formano appunto una struttura dalla forma simile a quella di un quadrifoglio, da cui la specie prende il nome comune.

 


 

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Animali urticanti

I loro tentacoli ospitano delle particolari cellule, gli cnidociti, che funzionano una volta sola, per cui devono essere rigenerate. Hanno funzioni difensive ma soprattutto offensive (per paralizzare la preda).

 

Esse si attivano quando vengono toccate, grazie a un meccanorecettore detto cnidociglio, ed estroflettono dei filamenti urticanti detti cnidae. Le cnidae possono essere di diverso tipo: nematocisti o spirocisti, e sono collegate ad appositi organuli, cnidoblasti che contengono un liquido urticante. Le cnidae, in genere, inoculano una sostanza che uccide la preda per shock anafilattico. Il liquido urticante ha azione neurotossica o emolliente, la cui natura può variare a seconda della specie, ma di solito è costituita da una miscela di tre proteine a effetto sinergico.

 

Dai suoi studi, il Premio Nobel Charles Robert Richet individuò le tre proteine e le classificò come: ipnotossina, talassina e congestina. L'ipnotossina ha effetto anestetico, quindi paralizzante; la talassina ha un comportamento allergenico che causa una risposta infiammatoria; la congestina paralizza l'apparato circolatorio e respiratorio.

 

Anche se non tutte le meduse sono urticanti, alcune cubomeduse come la Chironex fleckeri, sono particolarmente pericolose per l'uomo, in taluni casi possono causare anche la morte per shock anafilattico.

Secondo Fenner & Williamson 1996 i casi mortali segnalati sono soprattutto localizzati nelle aree del Sud-Est asiatico e Oceania e nel Golfo del Messico; mentre le specie normalmente presenti nel mediterraneo non sono mai così pericolose.

 

Per una panoramica delle specifiche azioni di ogni sostanza contenuta nelle singole specie di medusa si rimanda alla lettura dell'utile lavoro di G. L. Mariottini e L. Pane dell'Università di Genova.

 

Le sostanze urticanti liberate dalle nematocisti delle meduse provocano: una reazione infiammatoria acuta caratterizzata da eritema, gonfiore, vescicole e bolle, accompagnata da bruciore e sensazione di dolore. Questa reazione è dovuta all'effetto tossico diretto del liquido contenuto in tentacoli di medusa (nematocisti). A volte, le meduse possono provocare lesioni cutanee ritardate nel tempo.

 

La reazione cutanea alla medusa ritardata nel tempo rappresenta una entità clinica seria nella quale si sviluppano lesioni di tipo eczematose a distanza di giorni o di mesi dopo il contatto con gli invertebrati, in questo caso si può anche ricorrere, nei casi più gravi, a terapie sperimentali con immunosoppressori. Talvolta le lesioni cutanee hanno carattere di dermatiti ricorrenti.

 

Comunemente vengono utilizzate soluzioni diluite a base di: bicarbonato di sodio, ammoniaca o acido acetico per lenire l'effetto urticante provocato dalle nematocisti delle meduse. Un recente studio statunitense, però, ha verificato che le stesse sostanze non hanno proprietà lenitive sul dolore; al contrario, l'anestetico per uso topico lidocaina, bloccando i canali ionici del calcio e del sodio delle nematocisti, mostra un'azione inibente il rilascio delle tossine, oltre che un'azione anestetica lenitiva sulla pelle colpita.

 

Nella terapia di pronto soccorso viene anche usato l'aceto prima di applicare un bendaggio compressivo; oppure nel casi di tentacoli di Tamoya gargantua, una specie tropicale, il ghiaccio, il solfato di alluminio e l'acqua calda.

 

Il farmaco di elezione, però, nel trattamento degli stati più gravi di reazione infiammatoria al veleno di medusa è lo steroide, che è in grado di controllare le complicanze infiammatorie più gravi.

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Effetti dei tentacoli delle meduse

Appena avvenuto il contatto tra la nostra pelle e la medusa noi percepiamo un intenso bruciore e dolore. Subito dopo la pelle diviene arrossata e compaiono piccole rilevatezze dette pomfi.

La sensazione di bruciore termina in 10-20 minuti e si trasforma in sensazione di intenso prurito.

Il grado di dolore-bruciore è differente a seconda delle aree di pelle colpite e può diventare insopportabile se viene colpita più del 50% della superficie corporea.

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Cosa fare

La prima cosa da fare è non farsi prendere dal panico, non gridare e respirare normalmente. Se si è vicino alla riva, raggiungerla ed uscire dall’acqua. Se si è al largo occorre richiamare l’attenzione del natante più vicino e farsi aiutare ad emergere.

Una volta fuori dall’acqua verificare che non vi siano parti di medusa rimaste attaccate alla pelle. In questo caso devono essere tolte. Se non si dispone di mezzi di medicazione l’unica cosa utile è far scorrere acqua di mare sulla parte infiammata. In questo modo si può diluire la tossina non ancora penetrata.

Evitare invece di grattarsi o di strofinare la sabbia o ricorrere a medicazioni estemporanee con ammoniaca, aceto, alcool o altri rimedi fai da te: non si fa altro che peggiorare la situazione.

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La riproduzione delle meduse

Riproduzione sessuata

Le meduse praticano un accoppiamento sessuato simile a quello di alcuni pesce: la femmina deposita l'ovulo in acqua, il maschio rilascia gli spermatozoi che lo vanno a fecondare.

Una volta fecondato, dall'ovulo nasce una larva che va ad ancorarsi al suolo assumendo successivamente la forma di polipo (chiamato scifostoma).

Crescendo il polipo genererà diverse giovani meduse che andranno a staccarsi da lui per scorrazzare liberamente in acqua.

Riproduzione asessuata

Dal polipo si stacca un'altro polipo per gemmazione (cioè la creazione di una gemma che successivamente sviluppa i tentacoli e bocca e si stacca dal primo polipo).

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