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AREA TROPICALE

Colori tra il reef

Il colore rappresenta una forma di comunicazione tra maschi e femmine o tra giovani e adulti.

Queste colorazioni sono provocate dalla presenza di particolari pigmenti e da un insieme di altri fattori, tra cui fenomeni di rifrazione e di interferenzaluminosa. Alla base delle varie interpretazioni troviamo due necessità principali: COMUNICAZIONE e DIFESA.
 


Nel primo caso il colore viene usato come segnale visivo, indirizzato a esemplari della stessa specie o a quelli delle altre specie.

Per esempio durante il periodo riproduttivo la femmina rivela la propria disponibilità al maschio assumendo una colorazione più vivace, oppure i colori possono diventare un segnale d’avvertimento, non è un caso che specie “pericolose”, perché fornite di spine o di veleni, sono spesso  vistose come il pesce scorpione.

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Area tropicale

Le vasche di maggior impatto visivo sono quelle che riproducono i mari tropicali. Colori, forme e quantità colpiscono maggiormente i visitatori in un viaggio che vi accompagnerà a scoprire molti mari del mondo.

Osservando una barriera corallina la domanda sorge spontanea: “Come possono convivere, in uno spazio ristretto così tante forme di vita diverse, ciascuna con specifiche esigenze di spazio e alimentazione?".

La risposta è semplice, anche se il concetto che emerge è uno dei pilastri dell’ecologia. La convivenza di molte specie dipende dalla possibilità per ognuna di occupare una nicchia ecologica differente. Un tratto di scogliera  corallina non può ospitare due specie con le stesse esigenze ecologiche.

Ciò porterebbe all’insorgere di una competizione il cui risultato sarebbe la scomparsa di uno dei due contendenti; un pericolo che lo sfruttamento di una diversa nicchia ecologica ha il compito di evitare.

Oggi le ricerche rivelano l’esistenza di sottili differenze che fanno sì che ciascun organismo riesca a sfruttare in maniera esclusiva uno solo dei tanti tasselli in cui è scomponibile un ecosistema.

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Barriera corallina

I reef corallini possono essere considerati i più antichi ecosistemi del pianeta. Tipici dei mari caldi si estendono in una fascia geografica compresa fra i due Tropici, quello del Cancro e quello del Capricorno, nel Mar dei Carabi, nelle isole dell’Oceano Indiano, nel Mar rosso e nel Golfo Persico, nelle isole dell’Asia sud – occidentale e nel Pacifico meridionale.

Tali formazioni sono degli imponenti depositi di carbonato di calcio, prodotti principalmente dalle madrepore e, in minor misura, da alghe, idroidi, policheti e qualsiasi altro organismo in grado di deporre carbonati. Gli ambienti che si vengono così a formare diventano a loro volta habitat e rifugio per tutti quegli organismi che partecipano alla strutturazione di un equilibrio ecologico tra i più complessi e affascinanti del mondo.

L’elevata crescita verticale delle scogliere coralline è legata ad antiche variazioni del livello del mare e/o subsidenza del substrato. La caratteristica più importante delle madrepore ermatipiche (in grado cioè di costruire una scogliera) è la presenza di alghe simbionti (zooxanthelle) che vivono nei loro tessuti: i processi fotosintetici permettono il fissaggio di anidride carbonica aumentando la capacità delle madrepore di depositare carbonato di calcio e forniscono molecole organiche indispensabili ai loro ospiti riciclando i composti inorganici di rifiuto a base di fosforo e azoto che sarebbero altrimenti eliminati.

L’associazione tra polipi e alghe è così stretta che, durante la riproduzione sessuale, le uova vengono liberate ognuna già col proprio corredo di zooxanthelle. I polipi, infatti, sono in grado di procurasi meno della metà del loro fabbisogno trofico; la maggior parte del nutrimento viene fornito direttamente dalle zooxanthelle.
 

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Simbiosi tra il reef

Nei reef corallini, alcuni animali marini risolvono i loro problemi relativi all’approvvigionamento di cibo e ricerca di un ambiente dove vivere formando associazioni con altri organismi.

 

Quando due o più organismi vivono insieme ricavando entrambi un beneficio da questa partnership si parla di simbiosi mutualistica.

 

Se invece solo uno ha dei vantagg,i mentre l’altro è indifferente, si parla di commensalismo. Viene definito infine parassitismo la situazione in cui uno dei due partner trae benefici a spese dell’altro.

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Pesci pagliaccio e anemoni di mare

L’associazione tra pesci pagliaccio ed anemoni in passato veniva considerata una forma di commensalismo perché si pensava che solo il pesce ricavasse un vantaggio.

 

Oggi si parla invece di simbiosi mutualistica perché è stato dimostrato che anche l’anemone ha dei vantaggi da questa associazione. Fautin, Westfall e al. (2004) hanno dimostrato nei reef di Eilat (Israele) che individui di Entacmea quadricolor, che vivono in simbiosi con Amphiprion bicinctus, espandevano i loro tentacoli più frequentemente rispetto ad anemoni privi dei loro ospiti.

 

Quando venivano rimossi i pesci pagliaccio, alcuni pesci farfalla attaccavano l’anemone causandone la contrazione e il ritiro all’interno di cavità.

 

Il ritorno dei pesci pagliaccio determinava immediatamente una nuova espansione dei tentacoli dell’anemone, questa reazione porta notevoli benefici all’attinia perche la distensione dei tentacoli favorisce la fotosintesi delle zooxantelle simbionti.


Nel caso dei pesci pagliaccio il vantaggio di tale associazione consiste in primo luogo nella protezione da eventuali predatori attraverso le nematocisti presenti nei tentacoli dell’anemone. Il pesce non viene attaccato dalle nematocisti dell’attinia perché rivestito da uno strato di muco simile a quello che ricopre i tentacoli dell’anemone.

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